martedì 22 gennaio 2013

Django



Ho visto Django, di Tarantino, è stata un'autentica sofferenza, anche se il film è bellissimo, e ironico e tagliente. Ma il filo conduttore di tutto il film (quasi tre ore!!) è la condizione di schiavitù e disprezzo degli schiavi neri nel sud degli Stati Uniti nel 1850.
Ho tenuto occhi chiusi e orecchie tappate e stomaco attorcigliato per metà film, perchè era di un violento impressionante. Non riesco a sopportare, fisicamente intendo, l'idea che tutto ciò sia successo: la condizione di schiavitù, la violenza gratuita, utilizzare degli uomini per gare di lotta a mani nude disumane e mortali solo per il divertimento dei padroni, o farli sbranare dai cani per divertimento, violentare donne per smania di potere, le umiliazioni corporali e mentali, punizioni inimmaginabili, cicatrici fisiche e dell'anima. E' devastante. Penso come avrei reagito ad essere nera in quell'epoca. Io non sopporto i soprusi, mi inalbero, mi scandalizzo, arrivo all'apice del mio essere polemica. Ma mi chiedo, lo sarei stata anche al posto loro? Il dolore, la violenza, ti porta alla rassegnazione, alla disperazione? Penso anche che da quel tunnel assurdo della schiavitù se ne è usciti (anche se mi dicono che il sud degli USA è ancora molto sensibile al tema "neri") e mi viene da dire: cavoli, a vedere certe situazioni sembrava impossibile. Eppure ce l'hanno fatta. Bravi. E oggi c'è un nero alla Casa Bianca. Bravi due volte.
Di fronte a tutto questo mi sento piccola, una caccola.

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